- Il Castel Guelfo
Collocato all'estremità del comprensorio imolese, il Comune di Castel Guelfo occupa una striscia di territorio lungo la sponda sinistra del fiume Sillaro. E' compreso tra i Comuni di Imola, Dozza e Castel San Pietro Terme a sud, e il Comune di Medicina a nord. La storia della comunità risale al periodo altomedioevale. Le contese tra Bologna e Imola per il possesso di questo territorio di confine videro, agli inizi del XIII secolo, la supremazia del governo bolognese.
La progressiva messa a terra delle colture da parte del ceto borghese della città, nel corso dei secoli XIII e XIV, culminò nell'insediamento della famiglia Malvezzi nominati conti di Castel Guelfo nel 1458. La forma "feudale", con caratteristiche principalmente patrimoniali, pose fine alle continue ingerenze di Imola conferendo, alla comunità, una certa stabilità. Dalla metà del '400 alla fine del '700 si definì lo sviluppo e l'assetto della forma urbana, caratterizzata dalla struttura fortificata e dalla scenografia architettonica triangolare del Borgo. Durante l'800 la comunità di Castel Guelfo affrontò i complessi problemi del travagliato periodo compreso tra l'occupazione francese e lo stato unitario.
Nel 1806, alla morte di Piriteo IV Malvezzi, le proprietà di Castel Guelfo, con le nozze di Maria Laura Malvezzi e il principe Cesare Hercolani, passarono alla famiglia Hercolani. I diversi e mutevoli assetti politico-amministrativi determinati dapprima dall'unifacazione del Paese e successivamente dagli eventi bellici e dal ventennio fascista, non mutarono sostanzialmente l'identità urbanistica di Castel Guelfo.
Edifici notevoli del centro storico, oltre le antiche mura e le torri angolari, sono il palazzo Marchionale " Malvezzi - Hercolani " con un grazioso cortile a due ordini di portici, restaurato ed oggi sede municipale, il palazzo del podestà, anch'esso restaurato con torre e chiostro quattrocentesco, la chiesa parrochiale edificata su disegni del famoso architetto Angelo Venturoli ed il Cassero, un tempo unica porta di accesso al castello e torre di difesa con
Ducia e Dutia i più antichi; Dozza l'attuale. Questa l'evoluzione del nome del Borgo, passato attraverso le forme di Duza e Doccia, prima dell'esito finale.
Tanti suoni per legare questa località ad un solo elemento: l'acqua, la cui mancanza ne ha caratterizzato il nome, e quindi, la storia. Dallo stemma del Comune, con il grifo che si abbevera, ai ritrovamenti di un antico acquedotto proveniente da Monte del Re, fino a toponimi delle chiese, tutto collega il nome di Dozza alla "doccia", condotto in cui scorre l'acqua.
Quasi un paradosso, per un borgo che da secoli ha fatto del vino di qualità una fonte di ricchezza ed una bandiera.
Abitato fin dall'età del bronzo, il luogo fu prima assoggettato ai Galli, poi ai Romani. Ritornò a fiorire già prima del Mille. Furono i Bolognesi a cingerlo di mura, nel 1086 e circa due secoli dopo a costruire la rocchetta con il rivellino, a difesa dell'entrata del borgo. Il primo documento scritto che ci parla di un Castrum Ducie è del 1126. Per secoli fu oggetto di disputa, per la sua posizione strategica a dominio della Via Emilia. Riofirì e trovò una certa stabilità con Caterina Sforza, che ne riedificò la Rocca. Poi, alla fine di lunghe dispute, divenne feudo dei Malvezzi-Campeggi.

